T&S
Sapevo che sarebbe accaduto, come so che non sarei mai diventato medico o avvocato. E’ nelle cose della vita. Semplicemente sono molto più giovane e basta.
Il mio corpo maledetto mi aiuta a stare con i piedi per terra. Lo maledico e mi maledico per non averne mai avuto cura. Il respiratore aiuta, ma ogni respiro è una lenta conquista e una lenta morte e rinascita. Questi tubicini anche se mi sparano aria fresca mi pare sputino fuoco e acido muriatico. Fuoco e acido che devo inghiottire ad ogni respiro e sputare fuori, anzi no, anche sputare ora mi è venuto complicato.
So che non durerò per sempre, e so anche che non me ne andrò con un sorriso da ebete in faccia. Ho paura di dare anche questo pensiero ai miei figli e ad N. che tutto si merita tranne che quello che le sto facendo passare.
M. mi ha lasciato con la macchina davanti il portone, ricordo, anzi mi pare di vedere due o tre gradini. I primi tre gradini per arrivare. La devo vedere, dovessi anche crepare al secondo gradino la devo vedere.
Voglio bene a tutte le mie sorelle, sono stato il loro bambolotto da piccolo e il costante racconto di qualche malandrineria per tutta la mia adolescenza. Se sono riuscito a non combinare troppi casini lo devo a loro e ad N.
Sono sceso dalla macchina, M . è entrato a marcia indietro per farmi fare meno fatica. Ma adesso viene il primo scalino. Corrimano acchiappato, piede in posizione, tubicini funzionanti, occhi… occhi forse un po lucidi. Non è il momento questo, dopo, dopo ci sarà tutto il tempo di piangere, per ora devo solo salire queste fottute scale. Il primo scalino è fatto, una mano sul corrimano rosso un’ascella sorretta da M.
Due, tre o forse quattro, vorrei chiederlo a M. ma è meglio concentrarsi, andiamo col secondo scalino. Del primo non ricordo, pur avendolo fatto adesso, se son salito col destro o col sinistro, vorrei ripetere lo stesso gesto, vorrei andare avanti fino al pianerottolo lì in cima. Più in alto per ora nella mia testa di quanto non sia alto Monte Pellegrino visto da casa mia.
Anche il secondo è andato, temo di essere in apnea, ho bisogno di riposarmi qualche secondo prima di andare avanti, i tubicini arrancano e io appresso a loro. L’aria pare non essere sufficiente, provo a far regolare il respiratore a M. con tutto questo sforzo ho bisogno di più benzina possibile. Che buono l’odore della benzina, a S. non piaceva a lei piaceva l’odore degli alberi, della terra dei boccadileone e delle fresie, io sono quello che ha sempre adorato l’odore greve della benzina. Un poco poco i polmoni si saranno fottuti anche per questo, chissà.
Ma adesso non ha nessuna importanza, fosse l’ultima cosa che faccio andrò a vedere mia sorella S.
