C’era una volta un re
“C’era na vuota un re, befè viscotta e minè” il re c’era e forse c’è ancora, adesso non ha regina e forse non l’aveva manco prima ma faceva finta di non saperlo. Il re aveva “na figghia” bellissima, ma già erano due, bellissime.
Il re adesso cammina un poco da solo, a volte gli piace molto a volte meno, ma cammina anche se con un ginocchio un poco malmesso.
Il re non è intelligente, non è intuitivo, non è baldanzoso, se vede la luna però gli si apre il cuore. Il suo più grande problema è questo, ogni volta che vede la luna è sempre più bella e sempre più irresistibile. E dal desiderio nasce però la grande fottuta del re.
Ogni volta la luna, pare farlo apposta, mostra un cratere in più, un’imperfezione, forse per correttezza, forse per avvisare, forse perché non crede nella poesia. Il re campa di poesia e sogna quei crateri e anche “the dark side” anche se secondo i suoi calcoli avrà un giradischi fra un anno e mezzo circa, ma questa è un’altra storia.
Il re sente ma non capisce che dovrebbe essere come Buzz e fino a quando non capisci che vuoi essere Buzz sono cazzi tuoi.
